Ramofondo

Ramofondo non è solo un villaggio. È come un nido cresciuto tra le radici del Boscofuso, dove i sogni camminano a zampe scalze e i rami si stringono come mani amiche. Le case non hanno muri di pietra, ma pareti intrecciate di salciarancia e orticaluna, con tetti ricurvi fatti di foglie intrecciate e fiori profumati che cambiano colore con l’umore del cielo.Le finestre sono aperture rotonde, come occhi curiosi sempre pronti a guardare il mondo. Al centro c’è il Grande Cerchio, una radura perfettamente circolare dove i tronchi si chinano per ascoltare e le pietre si scaldano al sole come cuscini per le storie. Ogni sentiero che porta a Ramofondo è diverso: ce n’è uno fatto solo di foglie a forma di cuore, uno che suona a ogni passo come uno xilofono naturale, e uno che cambia percorso ogni giorno, per chi ama perdersi e ritrovarsi. Di notte, Ramofondo si illumina con le luccilume, piccole sfere luminose che galleggiano nell’aria come lanterne sussurranti. Gli Stranimali le inseguono ridendo, mentre i grandi si siedono sotto gli intreccipini — pini dalla chioma a spirale — a raccontarsi i sogni. Sopra ogni tetto, una foglia grande come un abbraccio, con un cerchio intrecciato al centro: è il simbolo del villaggio. Segno che qui, anche se si è tutti diversi, si è parte dello stesso disegno.









